Commenti e Recensioni

Commenti da IBS.it

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antonella (09-02-2010)
"In bianco" è un racconto-saggio che mi ha colpito perché porta in sé la freschezza del ricordo personale schietto, talvolta divertito, a volte ironico , talaltra commovente e partecipe, unita alla consapevolezza, seria davvero, delle difficoltà e dei problemi che vive il mondo della sanità in Italia. L' esperienza ed osservazione diretta dell'autore insieme alle sue competenze specifiche nel campo offrono al lettore l'opportunità di fare la conoscenza più da vicino di un mondo guardato dal di dentro , da chi ci vive ogni giorno e lo conosce in tutti i suoi aspetti. Ne consiglio vivamente la lettura ...

 

calosmr (07-02-2010)
il libro di Alberto Pellè non è soltanto, come dice il sottotitolo, un 'racconto nel bosco della Sanità', non è soltanto un testo per gli addetti ai lavori. Chi vive quotidianamente nel campo della Sanità trova in questo libro una realtà analizzata nel dettaglio, una denuncia si' del cattivo funzionamento di parecchi ingranaggi, ma anche proposte per valorizzare e potenziare ciò che vi è di positivo e soprattutto chi compie con dedizione il proprio dovere. Il non addetto ai lavori viene colpito, invece, dall'aspetto umano di Bianco, in tutta la sua evoluzione. Bianco è, dapprima, un bambino tenero e vivace che le circostanze della vita hanno portato ad una maturazione veloce. Poi è un giovane tenace, efficiente nel lavoro, affabile e profondamente umano con i pazienti, ma anche un gran burlone. Infine Bianco matura, sente la necessità di approfondire e rivalutare il ruolo del personale paramedico, mal sopporta ingiustizie e soprusi, ma non abbandona mai la sua carica di simpatia, la sua allegria, il suo buonumore, proprio come quando era bambino e saltava sul letto, giocava a cuscinate, ma rimediava anche dalla suora del collegio 'col manico di uno spazzolone un bel ficozzo sulla testa'!

 

Giorgio Sanna (16-01-2010)
Ho letto "In bianco...." con l'idea di leggere il solito libro-inchiesta pieno di dati, statistiche, risultati di ricerche varie e quant'altro possa servire a far diventare una pagina bianca solo un noiosissimo elenco di numeri e di opinoni altrui su un determinato argomento. Il libro di Pellè mi ha piacevolmente sorpreso perchè in esso è assente qualunque contenuto ostentatamente provocatorio, qualunque volontà di sorprendere a tutti i costi, anche abusando della posizione di scrittore, a cui tutto è concesso. Lo scrivere semplice, scorrevole e spontaneo, ma allo stesso modo sentito dell'autore, mette in luce come la passione e la abnegazione verso un mestiere, l'infermiere, che fa del servizio agli altri, a chi ha bisogno, a chi è solo, a chi soffre, lo scopo ultimo del proprio impegno, siano spesso oscurati dalla mala politica, dagli interessi personali e dalla pochezza intellettuale di "alti" funzionari della sanità. Il collante del romanzo è la poesia, che accompagna l'autore dagli anni della giovinezza sino all'epilogo del volume, e mai lo abbandona, anche nei momenti più bui e tristi; poesia che solo chi vive con pura intensità la propria vita ed il proprio ruolo sociale e personale possiede.

 

Silvia Marzi (03-12-2009)
Ho letto "In bianco" tutto d'un fiato ed è rimasto poi a lungo nei miei pensieri. L'idea di nobilitare la professione dell'infermiere è validissima per la qualità dei servizi sanitari. Anche il recupero del patto di solidarietà tra medico-infermiere-paziente è un pilastro del sistema, che va assolutamente recuperato per il bene di tutti. Sono d'accordo con Bianco quando si batte per una regolamentazione più trasparente e meritocratica del settore sanitario: finchè i direttori sanitari saranno eletti esclusivamente con una logica politica, avremo strutture inefficienti e sprechi che non possiamo permetterci visto l'invecchiamento della popolazione, quindi i costi crescenti della sanità. Questo non vuol dire che bisogna abbandonarsi a trasformare il settore pubblico in privato, non sarebbe una soluzione equa. Ci vuole il coraggio di cambiare, come fa da tempo ormai il nostro "eroe in bianco".

 

Paolo Capezzuoli (26-02-2009)
Un romanzo che è anche un saggio, un saggio che è anche un romanzo. Un'autentica esperienza di vita, un filmato "on the road" di un mondo dal quale tutti noi siamo lambiti ma nel quale solo alcuni di noi, come l'autore, sono immersi. Il testo, ora piacevole ora crudo, ora ironico ora disilluso, gioca sull'equilibrio di diversi piani incardinati fra la dedizione a una professione da vivere come una missione, l'amore e il rispetto per l'umanità che si rivolge speranzosa al sistema-sanità italiano e il rifiuto di certe regole prive di senso o semplicemente colpevolmente inefficienti. Ognuno di noi, con la propria ottica e la propria chiave di lettura, può scegliere quale o quali di questi piani siano più vicini alla propria esperienza di vita e quanta importanza possano rivestire per tutti... o per qualcuno. Perché della sanità, e degli uomini in bianco, nessuno di noi può fare a meno.

 

Dina Moscioni (26-02-2009)
E' il titolo di una particolare storia rivolta a tanti, agli operatori dell’assistenza, allo sguardo dei malati... Nettamente distaccato dal fare un processo ad personam, da operatore sanitario, Bianco (pseudonimo del protagonista), cerca di fotografare vari retroscena chiave dell'assistenza sanitaria. E mette in luce come il costo sociale sia di gran lunga maggiore rispetto a quel “risparmio” che si vorrebbe ottenere dai tagli sconsiderati alla spesa pubblica; e come il rischio di mortalità e di fallimento delle cure mediche cresca del 7% per ogni paziente in più che grava sullo stesso operatore sanitario. E fra pennellate, aneddoti umoristici, studi e proposte, in questo diario-racconto troviamo diverse riflessioni che terminano affrontando il tema della qualità e dell’etica, considerando il valido merito di tanti medici, operatori sanitari e del volontariato: l’Italia ha una buona Sanità, il guaio è che spesso si trova nelle mani di una malsana politica…